Il rapporto in Italia tra i piccoli produttori agroalimentari e la Grande Distribuzione Organizzata, la GDO, è da anni un nodo cruciale e per certi versi un po' drammatico per la nostra economia. Il problema principale sta proprio in quel profondo squilibrio di potere contrattuale che si respira appena si prova a negoziare. Da una parte abbiamo una frammentazione enorme, fatta di micro-aziende locali che custodiscono la qualità del made in Italy, dall'altra dei colossi che ragionano solo su grandi volumi e margini strettissimi.
Questa asimmetria genera una totale mancanza di relazione vera. Non c'è un dialogo ma spesso solo un'imposizione di condizioni. La GDO infatti applica delle regole rigide, come i famosi contributi di listino, i costi di posizionamento sullo scaffale o i pagamenti che arrivano a scadenze lunghissime, cose che per un piccolo produttore che ha spese vive quotidiane sono mazzate insostenibili. Manca completamente l'ascolto delle esigenze di chi sta sul territorio. In Italia questo si nota ancora di più che altrove perché il nostro tessuto produttivo è storicamente piccolo e non riesce a fare massa critica, cioè a unirsi per fare la voce grossa.
Grandi colossi come Lidl o conad sono lontani dalle nostre realta' viniviticole e olivicole.
Invece di collaborare per valorizzare il prodotto, la GDO tende a schiacciare i prezzi verso il basso. Il produttore si ritrova così in una specie di trappola dove se vuole stare nel grande circuito deve accettare prezzi stracciati che a volte non coprono nemmeno i costi di produzione, se invece decide di uscirne rischia l'invisibilità totale sul mercato. C'è proprio un vuoto comunicativo e umano, non si costruisce un progetto di filiera comune. La grande distribuzione vede il piccolo fornitore come un numero facilmente sostituibile, mentre il produttore vede la GDO come uno squalo che pensa solo al profitto.
Per uscirne servirebbe un cambio di mentalità radicale e forse più contratti di rete tra i piccoli, ma finché la GDO userà il suo potere per fare solo la guerra del prezzo al centesimo, questa distanza rimarrà incolmabile e a rimetterci sarà non solo l'anello più debole della catena, ma anche la biodiversità e la qualità di quello che mangiamo tutti i giorni.


