Oggi che siamo nel pieno di questo 2026, con un'inflazione che minaccia il PIL e le imprese che rischiano di chiudere, la transizione non è più una scelta "green" per fare i fighi, diventa proprio sopravvivenza nazionale.
Il punto è che il fotovoltaico a terra, cioè i grandi parchi solari, è l'unico che può darti i gigawatt che servono in tempi rapidi. I pannelli sui tetti vanno benissimo per l'autoconsumo delle famiglie, per carità, ma non bastano mica a far girare le acciaierie o le grosse fabbriche che arrancano per il caro energia indotto dalla guerra.

E qui viene il bello, o il brutto dipende dai punti di vista. Da una parte hai l'Agenzia Internazionale dell'Energia che dice che gli investimenti sulle rinnovabili voleranno a cifre record quest'anno, tipo 2,2 mila miliardi di dollari. Dall'altra ce la burocrazia nostra che blocca tutto. Cioè, pensa che l'Iran stesso prima che scoppiasse tutto sto macello puntava a installare 10.000 megawatt di rinnovabili entro il 2026 per coprire i suoi deficit elettrici... e noi in Europa stiamo ancora a litigare sulle aree idonee.
Certo, nessuno dice di coprire i campi di pomodori o le vigne buone con i moduli, ci mancherebbe. Ma ci sta un'infinità di zone industriali dismesse, ex cave e terreni brulli dove i grandi impianti andrebbero autorizzati ieri, mica domani.
se parliamo della Sicilia e dei terreni seminativi, il solare a terra non è che è un'opzione, è quasi la salvezza. Ora come ora in questo 2026, con delle siccità pazzesche che durano da anni, fare grano o coltivazioni classiche in certe zone della Sicilia interna sta diventando un suicidio economico. I contadini non ci coprono manco le spese del gasolio, figuriamoci il resto.
Mettendoci i pannelli a terra con zavorre — ma occhio, non dico di cementificare tutto, parlo di agrivoltaico o solare a terra fatto bene — il terreno respira. Anzi tutto i pannelli creano delle zone d'ombra che riducono l'evaporazione dell'acqua dal suolo, che ce ne sta pochissima. Sotto ci puoi far pascolare le pecore o piantare culture che vogliono meno sole diretto.
E poi per i proprietari è una svolta. Invece di sperare nella pioggia che non arriva mai, hai un reddito fisso e garantito dall'energia venduta alla rete. In un momento di crisi energetica globale, la Sicilia ha il sole migliore d'Europa. Usare i seminativi meno produttivi per produrre gigawatt è l'unico modo per non far morire quelle terre, che sennò diventerebbero solo deserto tra qualche anno.
Questa crisi geopolitica ci sta sbattendo in faccia una realtà dolorosa: finchè dipendiamo dal fossile che passa per canali caldi, saremo sempre sotto scacco. Serve accelerare i maxi-impianti a terra ora, sennò le nostre PMI saltano in aria entro l'inverno. Speriamo solo che chi sta al governo lo capisca prima che sia troppo tardi, perchè la sicurezza energetica non aspetta i comodi dei nostri uffici tecnici, specie con i droni che volano sopra il Golfo.


